Nel cuore dell’Europa orientale, una traversata a cavallo di confini per paesaggi profondamente rurali, a contatto con le popolazioni e alla scoperta delle genti balcaniche e delle loro usanze:
la storia passata e recente tra un bicchiere di šljivovica (il distillato di prugna) ed i ritmi musicali dei trubači (le orchestre erranti composte di trombettisti e percussionisti) andando a conoscere un lembo di terra selvaggia, dove orsi e camosci popolano le foreste, le acque prorompenti segnano il territorio, i confini sono un concetto diverso e gli uomini sanno vivere di cio’ che questa ricchissima natura offre.
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Di ritorno in queste zone dopo due anni, si riscopre il ritmo lento della montagna serba in questa porzione di territorio disposto a triangolo su di un altipiano al di sopra di una curva secca della Drina, che piega a Est il suo corso verso la Sava.
Seppur pensata come terra lontana e di confine, basta avere pazienza ed esplorarla a ritmo lento lasciandosi incuriosire dalle persone che la abitano, dai loro modi e dai loro brevi racconti, dai dettagli della storia con cui ci siamo fatti compagnia attraverso le letture, assaporando l’ospitalità dei villaggi che da sempre qui è la vera padrona.
E si riesce a vivere uno dei fenomeni balcanici più comuni: il ribaltamento delle prospettive e dei significati, l’invertirsi di causa ed effetto, il provare che “è nel Meno che ci sta il Più” e non viceversa.
Anche noi , in un piccolo gruppo di 4 persone, abbiamo fatto nostro questo aspetto, riuscendo ad apprezzare quei dettagli quotidiani che fanno sentire lontani i confini.
Grazie ai tre volenterosi e motivati partecipanti Claudio, Valeria e Irene
e soprattutto ai nostri osti del villaggio di Trifkovic e di quelli di Zaovine!
Zivjeli!
matteo
Ps. qui un po’ di foto: https://flic.kr/s/aHsmq52mVp