Camminiamo in Sardegna 2025..e 2026!

Sardegna Utopica Montes

Riproponiamo anche a Settembre 2026 il viaggio Sardegna Utopica: dal 14 al 21 Settembre

Studiato nel 2025 e rafforzato dalla “missione” della Guida Daniela Stronati di Passiflora Trekking, che ha partecipato per noi all’evento “Noi Camminiamo in Sardegna” ad Ottobre 2025, grazie all’invito dell’organizzatore Terre di Mezzo.

Daniela ha raccolto spunti, tessuto contatti, camminato per varie aree della Sardegna: esperienza che andrà ad arricchire il nostro prossimo viaggio programmato per Settembre:

Ha composto anche questo piccolo articolo di memorie, per fissare emozioni e propositi

Noi camminiamo in Sardegna 2025

Perché viaggiamo? Sicuramente per conoscere quello che è lontano metaforicamente, e spesso fisicamente, da noi.

La Sardegna, separata dal mare dal “continente”, differisce dalla terra ferma per tante, infinite cose e non bastano mille viaggi per conoscerle tutte.

Ne parlo perché ad ottobre, invitata dalla Regione Sardegna, sono sbarcata sull’isola per l’evento ‘Noi Camminiamo in Sardegna 2025’ insieme a tanti camminatori, giornalisti, content creator a tema viaggi e cammini. Le mete erano sedici: otto cammini e otto itinerari, sedici gruppi che si muovevano in contemporanea lungo sentieri, mulattiere e strade per conoscere il territorio ma anche le sue le arti, le tradizioni e i costumi di questa regione dallo spirito resistente come le sue rocce.

Atterrata in aeroporto eccomi qui a conoscere le quattro donne con cui avrei trascorso quattro giorni, la nostra destinazione, Orgosolo, un tempo tristemente famosa per il brigantaggio e i sequestri, oggi, grazie soprattutto ai suoi murales, apprezzata meta turistica. È il caso di dirlo, qui “i muri parlano”, su quelle pareti c’è storia, politica, cori popolari, il tutto espresso attraverso pennellate di colore. L’Iniziativa è nata da un professore d’arte, senese d’origine, Francesco del Casino, aiutato anche dai suoi alunni di scuola media. Negli anni si sono uniti altri artisti o appassionati che hanno reso i vicoli di questa cittadina un museo a cielo aperto.

Noi faremo base qui per i prossimi giorni e la prima tappa è al museo della seta.

Poco conosciuta, ad Orgosolo c’è un’antica tradizione, quella dell’allevamento dei bachi che producono una particolare seta gialla. Questo filamento viene usato per confezionare il copricapo del tipico abito orgolese: ‘so lionzu’. Quella degli abiti sardi è una questione più che seria, non conosco altre regioni d’Italia dove c’è la stessa attenzione e cura. Seconda tappa: giro per il paese con le guide escursionistiche che ci narrano la storia dietro ai murales più rappresentativi.

Il secondo giorno si comincia a camminare sul serio, direzione domus di Sirilò. Gli aromi del bosco ti entrano nei polmoni già dai primi passi, quelli della macchia mediterranea quasi prepotente, eccola la Sardegna che mi aspettavo. Si raggiunge il punto più in quota della zona e qui, oltrepassando alcuni resti di un nuraghe, scorgiamo le sepolture ricavate nella roccia, le domus. È affascinante immaginare la vita e la morte qui secoli fa, di sicuro queste anime godevano di una vista mozzafiato.

Altro giorno, altra escursione. Stavolta ci muoviamo sui ‘tacchi’, alcuni piccoli altipiani rocciosi che svettano sulle altre alture e dai quali si gode di una vista magnifica. Le cime su cui ci muoviamo sono il Monte Fumai e Monte Novo San Giovanni. Questo è stato l’itinerario più affascinante, qui abbiamo avuto modo di inoltrarci tra le storie di una Sardegna pastorale, della sua società retta su regole proprie, a tratti difficili da comprendere per chi qui non ci è nato. Questa è la sua forza.

Arriva l’ultimo giorno, cambiamo destinazione, ci spostiamo sulla costa sud-est a Pula. Scavi romani e stabilimenti moderni si fondono, carezzati dal mare. Qui tutti e 16 i gruppi di Noi Camminiamo in Sardegna si riuniscono, più di 300 persone, per camminare insieme. Una fila interminabile di escursionisti che serpeggia lungo la costa, su spiagge e sulla scogliera adornata di fichi d’india. L’azzurro dell’acqua e il blu del cielo, non c’è un confine netto.

L’evento si conclude con un pranzo tipico cucinato dai ragazzi dell’alberghiero che sono stati estremamente gentili ed accoglienti. La tristezza per la partenza si fa sentire ma quante storie portiamo a casa, devo raccontarle. Devo tornare qui, questa diversità sarda va divulgata. Perché non rimanga solo la terra dal bel mare. Perché è una conchiglia che preserva al suo interno una perla rara: una storia tutta sua, una tradizione più forte che mai.

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